Lettori fissi

sabato 20 aprile 2019

Pascal Thomas : Due per un Delitto (Mon petit doigt m’a dit), 2005 - con Catherine Frot e André Dussollier


Agatha Christie non finiva mai di stupire.
Se è diventata una vera e propria icona della Letteratura Poliziesca, guadagnandosi il posto assieme a Ellery Queen e John Dickson Carr in una ipotetica trinità del giallo, un motivo deve pur esserci! Accanto a tutte le ragioni che si possono desumere leggendo i suoi meravigliosi romanzi, c’è anche quella, non indifferente di aver saputo mutare le proprie trame in ragione del passare del tempo, senza perdere in freschezza, e cambiando semmai la forma della sua scrittura, passando cioè dal puro giallo ad enigma, al suspence, al thriller, e facendo anche delle puntate nel genere spy e avventura: insomma un po’ di tutto.
Tra i personaggi fissi, Tommy e Tuppence Beresford, sono tra i meno conosciuti, ma anche tra i più amati, tanto che, nonostante Agatha Christie li avesse inseriti solo in due romanzi (Avversario segreto, 1922; e Quinta colonna, 1941) e in una serie di racconti, nel 1968 si decise a dare loro una terza chance, buttando giù il romanzo “Sento i pollici che prudono”, By the Pricking of My Thumbs.
E’ uno dei romanzi meno conosciuti in assoluto, questo, ma Agatha amava i suoi due coniugi Tommy & Tuppence, al pari dei tanti fans che continuavano a chiederle loro notizie; e così decise di scrivere un altro romanzo ancora, Postern of Fate, “Le porte di Damasco”, che venne pubblicato nel 1973. Non è un romanzo quale un fan di Poirot o di Miss Marple sarebbe lecito che aspettasse; no, è un romanzo ibrido: un romanzo giallo nella prima parte (indagini, deduzioni) che evolve in un romanzo thriller nella seconda, con un finale in crescendo per quanto riguardo l’azione anche se la verità è stata già capita.
Qui c’è un po’ di tutto: bambini uccisi, refurtiva di gioielli, una misteriosa villa, una vecchia signora che scompare da una casa di cura, il tutto affrontato con inimitabile estro.
Da questo romanzo nel 2005 è stato tratto un bel film per la regia di Pascal Thomas, interpretato principalmente da Catherine Frot e André Dussollier, e con la partecipazione significativa di Laurent Terzieff, che commenteremo confrontandolo col romanzo originale.
Innanzitutto, il film riporta grosso modo la trama del romanzo: Belisaire e Prudence Beresford, coniugi col pallino dell’investigazione, pur anzianotti non dimenticano gli antichi ardori: lui è un alto membro dei Servizi d’Informazione, mentre lei si occupa della casa. Un bel giorno vanno a trovare la vecchia zia Ada che è ricoverata in una elegante casa di cura: rispetto al romanzo, i due in macchina, intonano un’aria che avrà la sua importanza nella trama: si tratta dell’Aria di Nadir, dal 1° Atto de “I Pescatori di Perle” di Georges Bizet: “Je crois entendre encore, Caché sous les palmiers, Sa voix tendre et sonore, Comme un chant de ramier! O nuit enchanteresse! Divin ravissement! O souvenir charmant! Folle ivresse! doux rêve! Aux clartés des étoiles, Je crois encore la voir, Entr’ouvrir ses longs voiles Aux vents tièdes du soir! O nuit enchanteresse! Divin ravissement! O souvenir charmant! Folle ivresse! doux rêve! Charmant souvenir!”.
Arrivano alla casa di cura (un castello ristrutturato) ed ecco che i due esclamano:
-Ah, che tranquillità! Che armonia! Da un profondo senso di pace – dice Tommy
-Che bella vita quieta e serena! – dice Tuppence
E intanto la cinepresa si fissa su una delle finestre semi aperte del castello, nella cui stanza qualcuno sta iniettando qualcosa in una bottiglia del latte( ma dev’essere qualcosa di non buono, perché altrimenti per quale motivo la persona indossa dei guanti?)
-Senti che qui non ti può accadere nulla di brutto – dice Tommy
-E’ come una tomba – dice Tuppence.
Il dialogo, nel romanzo non c’è. E ovviamente laddove nel film la casa di cura è un castello, nel romanzo è una dimora vittoriana. Insomma, il film è romanzato, ha delle cose che mancano nel romanzo (per es. dopo la visita dalla zia, nel film vengono a trovarli la figlia il genero e i due nipoti gemelli), e i nomi di alcuni personaggi sono cambiati: per es. la signora Lancaster (che è una tizia strana che parla con Prudence al castello e le accenna ad una bambina dietro un camino), che aveva regalato alla zia di Tommy & Tuppence (poi deceduta) un quadro con ritratta una villa ( che a Prudence risveglia un ricordo), nel film si chiama invece Rose Evangelista.
Fatto sta che Tuppence investigando, scopre che l’indicazione sull’altra casa di cura è fallace; e allora riparte dal quadro che ritrae una vecchia casa tra due filari vicino ad un canale. E prendendo il treno, da un finestrino la scorge. Allora scende e comincia ad investigare e finalmente riesce con una scusa ad entrare in quella casa, stranamente divisa in due: in una delle due parti vivono i coniugi Perry. Dopo una conversazione, mentre lei sta andando via, ecco che dalla cappa del camino cade una bambola: cosa ci farà mai in un camino?
Prende dimora in un villaggio vicino, e qui conosce il curato (un pastore nel romanzo) e la sua perpetua e comincia a fare domande: viene a sapere che il quadro era stato dipinto da un certo Boscovan, un pittore che aveva dipinto parecchio in passato. Ma capisce anche che non tutti dicono la verità, e viene a sapere che in quei paraggi tempo prima dei bambini erano stati uccisi. E soprattutto capisce che c’è un mistero intorno alle morte di una bambina: mentre cerca la sua lapide nel cimitero del paesino, qualcuno le rifila un colpo alla nuca. E Tuppence, ricoverata, perde la memoria per una commozione cerebrale.
Intanto Tommy ricostruisce la vicenda della bambina: era morta alla figlia della Signora Carrington, una signora che abitava in passato nel villino raffigurato nel quadro; la figlia era andata a Londra per fare la ballerina ma poi aveva conosciuto un tipo equivoco; era poi nata la bambina che era morta, e la signora e la figlia per evitare uno scandalo erano andate via: possibile che la figlia della signora Carrington fosse la signora Lancaster?
Fatto sta che a questo punto se non intervenisse la telefonata della figlia Deborah che comunica al padre di aver saputo dell’aggressione compiuta ai danni della madre e che Tuppence è ricoverata in un piccolo ospedale della contea, Tommy non saprebbe dove andare.
A questo punto interviene una cosa che nel romanzo non c’è e nel film invece sì e che è collegato alla famosa aria di Bizet di cui abbiamo parlato prima: nel film, Tuppence, che ha perso la memoria, la riacquista nell’attimo in cui sente canticchiata quell’Aria da un muratore che sta effettuando un aggiusto lì vicino ed è lei che fa chiamare Tommy; nel romanzo invece, dell’aria non c’è traccia e Tuppence viene aiutata a ricordare tutto dal marito che arriva lì, avvisato dalla figlia. Comunque sia, la nota dell’aria del film, mi pare abbastanza indovinata: almeno dona una vena struggente che fa da leit-motiv per tutta la durata del film.
I due insieme fanno il punto e mentre lei fa vedere al marito la bambola, da essa cadono dei sassolini, che Tommy, dopo averli strofinati, capisce che son diamanti. E allora ricollega il tutto a quello che gli ha detto un suo amico poliziotto: un celebre furto di gioielli molti anni prima, di cui molto poco recuperato, era stato orchestrato da un certo avvocato di nome Eccles; la figlia della sig.ra Carrington si era invaghita di uno dei banditi ed aveva avuto una bambina, nella cui bambola avevano nascosto i diamanti. Poi, lei era andata via e anche i banditi, dopo che erano stati fatti evadere avevano fatto perdere le tracce.
Non dico come va a finire, non sarebbe giusto. Ma.. il finale è notevole, e rivela una cattiveria inaspettata, una malvagità che è figlia della pazzia.
Il grande scrittore britannico Anthony Berkeley Cox, che con l’altro suo pseudonimo famoso, Francis Iles, firmava anche articoli di critica, sul Guardian del 13 Dicembre 1968, così commentava l’uscita del romanzo della Christie: This is a thriller, not a detective story, and needless to say an ingenious and exciting one; but anyone can write a thriller (well, almost anyone), whereas a genuine Agatha Christie could be written by one person only”.
Che somigli più ad un thriller che ad un romanzo giallo, l’abbiamo già notato; certo, se il romanzo vien letto da chi abbia già immagazzinato dentro di sé tutti i Poirot e i Marple, e i romanzi senza personaggio fisso, forse un po’ di delusione può provarla. Ma se invece, affronta la lettura, scevro da ogni riserva, apprezzerà la grandezza di una donna che di lì a cinque anni sarebbe passata a miglior vita e pure anziana, sapeva riservare emozioni mai sopite.
Quanta grandezza possiamo trovare, se la cerchiamo, nelle persone anziane! Che sembrano provate, indifese anche, ma che anche sanno tanto della vita!
Per quanto riguarda il film, l’unica variazione di un certo peso, e che ha sicuramente un certo effetto dal punto di vista cinematografico, è che Eccles ha un fratello gemello, mentre nel romanzo non è così.
Al di là di questo, consiglio chi non avesse letto il romanzo, perché ne vale la pena ; e poi di vedere il film: si trova anche nelle edicole.
Sia la Frot che Dussolier sono irresistibili, e anche Terzieff è molto bravo: direi che se mi sarei aspettato una parte drammatica per Terzieff, che interpreta i due fratelli gemelli,  sono rimasto invece molto colpito dalla bravura e versatilità interpretativa di Dussolier che tanti anni fa avevo notato nel film drammatico di Claude Sautet, “Un cuore in inverno” assieme alla Béart e ad Auteil, e poi qualche anno fa avevo di nuovo ammirato nel capolavoro poliziesco di Olivier Marchal, con Gerard Depardieu e Daniel Auteil, 36 Quai des Orfèvres: è un attore completo che sa affrontare con naturalezza sia parti da commedia brillante, sia da polizieschi anche d’azione, sia da film drammatico.
Un’ultima cosa: il titolo in originale del romanzo della Christie, è tratto da un passo del Macbeth di William Shakespeare, Atto IV Scena 1 :
By the pricking of my thumbs,
Something wicked this way comes
che significa: Sento i pollici che prudono: certo arriva qualche infame.

P. DE P.

P.S.
Per chi voglia sentire l’Aria di Nadir da “I Pescatori di Perle” di Bizet, che dona una nota struggente al film (e può anche esser stata inserita, in quanto parecchio melanconica, in riferimento alla vicenda straziante di bambini uccisi, dico io), rimando all’interpretazione di Alfredo Kra

venerdì 19 aprile 2019

Bruno Podalydes : Le Mysteré de la Chambre Jaune (Il Mistero della camera gialla), 2003 - con Denis Podalydes, Pierre Arditi, Sabine Azema, Claude Rich, Jean-Noel Broute, Oliver Gourmet, Michael Lonsdale, Julos Beaucarne






“Chi trova un amico trova un tesoro”, cantavano “I ragazzi di Padre Tobia”, un celebre sceneggiato della RAI, della fine degli anni Sessanta.

Beh, un amico di Firenze, che anni fa era un noto critico e traduttore, mi diede una dritta, tempo fa:  “Se vai a **** vedi che stanno vendendo a prezzo speciale un DVD francese, Il Mistero della Camera Gialla”. Non potevo andarci, per via di tutta una serie di vicissitudini, per cui ho rimandato: ci sono andato avantieri. Non so se il prezzo fosse ancora quello speciale, però..13 euro non sono poi la fine del mondo!

Il film è di Bruno Podalydès, un regista francese di cui non avevo mai sentito parlare, ma..che cast: Claude Rich, Pierre Arditi, Michael Lonsdale..già questi tre bastavano ed avanzavano! Poi c’era un altro Podalydès, Denis, stavolta, che anche non conoscevo: pensavo fossero figlio e padre, poi ho visto le foto e ho capito che dovevano essere fratelli: infatti! Fatto sta che il Denis Podalydès interpreta con grande bravura, il giornalista dell’Epoque Joseph Rouletabille, il protagonista del celeberrimo romanzo di Gaston Leroux, da cui il film è tratto.

Rouletabille, si pone l’obiettivo di trovare una soluzione al tentato omicidio della figlia del celebre Professor Stangerson, Matilde, che vive assieme al padre nel Castello di Glandier: è una sfida alla ragione: come ha fatto infatti l’assassino a lasciare una stanza la cui unica finestra è chiusa da inferriate saldate di solido ferro non assolutamente manomesse, e la cui porta è stata chiusa a doppia mandata dall’interno, tanto che, per aprirla, l’hanno buttata giù a spallate in quattro? Rouletabille è opposto nella sua azione, che non è solo fisica, ma soprattutto deduttiva, al celebre poliziotto francese Larsan, interpretato da Pierre Arditi: infatti quest’ultimo è convinto che l’autore del tentato omicidio sia Robert Darzac, interpretato da un altro pezzo da novanta, Olivier Gourmet, Palma d’Oro a Cannes per la Miglior interpretazione maschile nel 2002 per Le Fils.

Darzac, che è un fisico ed è il fidanzato di Matilde (Sabine Azéma, altra grande attrice francese) in verità non fa nulla per discolparsi, anzi..goffamente si comporta in modo che si abbia di lui altra opinione: la prima scena in cui compare, impallidisce per quello che Rouletabille gli dice, una frase che egli casualmente ha sentito già pronunciare da lui e da Matilde, in occasione di un precedente avvenimento mondano a cui pure lui, Rouletabille era stato invitato. Si capisce allora, che per un tipo così curioso come Rouletabille, il mistero sia cominciato in quell’occasione, quando ha sentito ripetere con angoscia la frase “il presbiterio non ha perduto nulla del suo fascino, né il giardino del suo splendore”. Cosa mai vorrà dire questa frase? E a quale avvenimento è collegata?

Chi non ha mai sentito parlare del famoso romanzo di Gaston Leroux, che John Dickson Carr affermò essere “il miglior mystery che fosse stato mai scritto” (fino a quel momento)? Ebbene, io sono sicuro che ad oggi sono molti purtroppo quelli che ignorano che Gaston Leroux abbia firmato nel 1907 Le Mysteré de la Chambre Jaune, e più tardi Le Parfum de la Dame en Noir, romanzi che al tempo fecero furore, e impressero per sempre a lettere di fuoco Gaston Leroux nel firmamento della Letteratura Poliziesca. Eppure le stesse persone che ignorano questi due romanzi, collegherebbero immediatamente l’autore a Le Phantome de l’Opera, anche in virtù dell’adattamento musicale di Lloyd Webber. Fatto sta che Il Mistero della Camera Gialla è davvero uno dei romanzi più geniali mai scritti, e se qualcuno potrebbe storcere il naso dinanzi alla trovata veramente geniale che sta alla base dell’individuazione dell’assassino (che taccio, giacchè chi mi legge potrebbe non aver letto il romanzo originale), egli dovrebbe pensare che fu proprio Leroux ad aver innovato il genere con quell’escamotage, che oggi è quantomai assodato, e anche usato: basti vedere la trovata del finale di Il Collezionista di Ossa, di Jeffrey Deaver. Chi mai potrebbe pensare oggi che Deaver deve qualcosa proprio a Leroux? Eppure è la sacrosanta verità.

Non ne parliamo qui, perché ho intenzione di parlarne prossimamente, e dirò quindi che il film è veramente magnifico, e molto simile all’originale, tranne alcune cose, tra cui:

Darzac nel film si presenta alla stazione a ricevere il Giudice Istruttore di Corbeil, Monsieur De Marquet, il suo Cancelliere, lo stesso Rouletabille e il suo fotografo Sinclair, mentre nell’originale viene riconosciuto vicino al castello; nel romanzo all’atto del tentato omicidio della figlia viene trovata una cassaforte aperta e spariti dei documenti, mentre nel film non ve n’è traccia; nel film la Bestia di Dio non è un gatto di una fattucchiera ma un tacchino (chissà perché poi?) che viene utilizzato dalla Signora Mathieu (la moglie del custode) per chiamare il suo amante, il guardiacaccia; e infine, soprattutto, il momento della gloria di Rouletabille, cioè quando smaschera l’assassino del guardiacaccia, non avviene nel luogo dove è stato pugnalato a morte il guardiacaccia (cosa che ha il pregio, cinematograficamente parlando, di far capire subito allo spettatore le dinamiche dell’assassinio, oltre che spattacolarizzare l’evento omicida, ma riduce la spiegazione del giornalista e l’individuazione dell’assassino ad una esibizione tra amici) ma in Corte d’Assise, dove si sta decidendo la sorte di Darzac: da questo punto di vista, la collocazione del romanzo conferisce la giusta dimensione del trionfo di Rouletabille, con la sua entrata in scena e la sua successiva spiegazione.

Per il resto, il film è la fotocopia o quasi del romanzo: bellissima la fotografia, l’interpretazione anche di Sinclair, del Professor Stangerton (Michael Lonsdale: vi ricordate l’attore che impersonava il commissario che smaschera “Lo sciacallo” nell’omonimo film di Fred Zinnemann? Ecco, è lui), quella disincantata del Giudice Istruttore, amante più della tavola e del teatro che non della pratica giurisdizionale (il grande Claude Rich), l’atmosfera. Insomma..un gran bel film.

Di questi tempi, vedere un bel giallo, interpretato da grandi interpreti, fa sempre bene.

Aggiungo un’ultima cosa: nel finale, Rouletabille sente “Il Profumo della Signora in Nero”, e questo accade sia nel romanzo, che nel film: nel romanzo aveva lo scopo di introdurre il prosieguo, nel film..idem. Infatti due anni dopo l’uscita del primo film, nel 2005, è uscito anche “Le Parfum de la Dame en Noir”, diretto dallo stesso regista.

Ne parleremo in un’altra occasione, se ci sarà il caso.



P. DE P.

sabato 13 aprile 2019

Pete Travis : Vantage Point (Prospettive di un delitto), 2005 - con Dennis Quaid, Matthew Fox, Forest Whitaker, William Hurt

Cosa fa uno specchio? Cattura la realtà che lo circonda imprigionandola in sè, e in base a come ci si sposta rispetto ad esso, si colgono particolari che forse non si erano prima scorti.
E poi, quando lo specchio si rompe? Ciascuna delle schegge continua a riflettere la realtà che la circonda, raccontando una verità frammentata.
Secondo questa prospettiva, Pete Travis. alla sua prima direzione cinematografica di un certo impegno, nel 2005 firmò una pellicola straordinariamente interessante, Vantage Point, uscito in Italia con il titolo Prospettive di un delitto, non tanto lontano dall'essenza del film: in sostanza, un attentato terroristico, non inquadrato da un unico obiettivo, ma in base ad 8 diversi. O ancor meglio, 8 diverse schegge di obiettivo, che ritrae ognuna una parte della realtà vissuta.
A Salamanca, città spagnola, si è deciso di riunire un Summit di vari governi anche arabi per stilare un piano d'azione comune contro il terrorismo internazionale: ad aprire il summit sarà il Presidente degli Stati Uniti Ashton (William Hurt). All'evento sono chiamati moltissimi giornalisti e reporter, e tra queste un'inviata di un network americano, che riprende la situazione. Ad un certo punto arriva il sindaco di Salamanca che da il saluto della città dinanzi ad una piazza gremitissima di persone, mentre gli agenti sel servizio segreto di guardia al presidente lo attorniano e sono pronti a bloccare ogni minaccia. Thomas Barnes (Dennis Quaid) la migliore guardia del corpo del Presidente che già una volta gli ha salvato la vita, si accorge ad un certo momento che una tenda nelle stanze del palazzo di fronte, si muove comse vi fosse qualcuno. Il suo collega, Matthew Fox, non da molta importanza. Quando comunica di controllare quella finestra, partono due colpi di fucile ed il presidente cade. Nel fuggi fuggi generale, scoppia una bomba fuori della piazza, e Barnes inquadra un uomo armato di pistola che salta sul palco e lo blocca. Il tipo dice di essere un poliziotto e cerca di dirgli che sono in pericolo. Mentre lo stanno portando via, pochi istanti dopo una terribile esplosione, sconvolge la piazza e fa decine di morti. Questa quella che sembrerebbe essere la sequenza dei fatti.
Ritorniamo indietro nel tempo, ventitre minuti prima, e rispercorriamo la storia partendo dalle esperienze di diverse persone coinvolte nella successione dei fatti.
Il primo è Thomas Barnes , che si è accorto sotto il palco che una tenda si muove. Poi i due spari, il presidente che cade e viene soccorso, e un'esplosione fuori della piazza. Allora lui inquadra un turista statunitense, Howard Lewis, che con una minitelecamera ha fatto il filmino degli eventi nella piazza, gliela requisisce e insieme guardano delle sequenze fin quando lui vede una donna che lancia qualcosa, una borsa sotto il palco: un attimo per comprendere che è una bomba, e una terribile esplosione sconvolge la piazza, uccidendo anche degli agenti della sicurezza e numerose persone. A quel punto lui uscito dalla piazza, inquadra un cameraman e si dirige verso la stazione mobile del network e qui ingiunge alle giornaliste lì assembrate, e al loro responsabile (Sigourney Weaver) di mettergli a disposizione tutte le sequenze registrate fuori della piazza. A quel punto, vediamo che la storia ritorna indietro ancora di 23 minuti e questa volta ripercorre attraverso l'infiltrato sotto copertura, il poliziotto che hanno fermato poi sul palco. Egli è innamorato di una terrorista, e si è infiltrato in un gruppo terrroristico proveniente dal Marocco, che tra l'altro ha attiranto nelle sue fila il fratello di un membro delle forze di sicurezza spagnole. Quando ha capito a cosa tendono ha cercato di avvisare chi sta in piazza dell'imminenza di un attentato, ma poi riconosciuto per essere un terorista vine inseguito, anche se lui fa perdere le sue tracce fino ad un cavalcavia.
Qui la storia ora viene ripercorsa attraverso il turista, che nella piazza ha filmato due innamorati che si baciano ( l'agente sotto copertura e la sua bella terrorista), poi delle finestre una delle cui tende ondeggia, poi parla con un tizio che gli si presenta, e poi per disattenzione fa cadere il gelato ad una bambina spagnola. Dopo l'attentato e la bomba, senpre col telefonino, corre dietro agli agenti di sicurezza che inseguono il poliziotto sotto copertura, finchè inquadra il poliziotto soto copertura, la bambina spagnola che vaga senza la madre, tra gente che scappa, auto che sfrecciano impazzite, ed una autoambulanza che punta la bambina . A quel punto si lancia verso la bambina e...la storia questa volta ritorna indietro secondo la prospettiva del Presidente. A questo punto scopriamo che i servizi segreti hanno avvisato il presidente di una imminente minaccia e perciò attuano il piano ombra: lui ritorna all'albergo, dove ha sede la delegazione USA, mentre il suo sosia vine inviato nella piazza. Il suo segretario di Stato vorrebbe un'azione militare contro un campo di addestramento in Marocco, dei terroristi dello stesso gruppo che stanno per attentare alla sua vita,  ma lui si oppone, perchè il Marocco è uno stato alleato. In quel mentre assiste in TV al ferimento del suo sosia e poi all'attentato nella piazza.
Ecco che la storia ora viene raccontata dal gruppo di terroristi: dal suo capo, Suarez, che è quello che ha intrattenuto il turista nella piazza per impedirgli di accorgersi di altro. Piazzato un fucile con telecomando in una stanza di fronte al palco, e in un'altra un ventilatore, con l'ausilio di un telecomando a distanza, fa muovere il ventilatore e sparare il fucile. Egli sa benissimo che quello è un sosia; e come lo sa? Perchè un agente dei servizi di sicurezza presidenziali si è venduto all'ideologia del gruppo, e ha fornito tutti i mezzi per arrivare a lui. Intanto lui ricatta una guardia dei servizi di sicurezza spagnola avendogli rapito il fratello, che poi uccide, facendo credere al fratello che è ancora vivo. La guardia deve entrare nell'albergo e uccidere tutto il personale attorno al presidente onde permettere al capo e alla donna del polizioto sottocopertura di rapire il Presidente, e travestiti da paramedici, trasportarlo in una autoambulanza. Poi a coprire la fuga ci pensa un kamikaze che si fa esplodere nella hall dell'albergo.
A questo punto ecco che comincia lo sviluppo.
Barnes guardando i filmati del network ha inquadrato il collega Kent Taylor che fa il doppio gioco, in quanto è travestito da poliziotto spagnolo con tanto di divisa e ha con sè un borsone (laddove ha riposto il fucile con motore che ha sparato al sosia del Presidente) e lo segue, con indemoniati inseguimenti per la città, finchè quello, a bordo di un'auto della polizia, travestito da poliziotto ed in compagnia della guardia che ha fatto fuori tutto il personale dell'albergo, Javier, non muore, infrangendosi contro un pilone dell'autostrada, mentre il suo amico è stato ucciso da Barnes, dopo che ha cercato di uccidere il poliziotto infiltrato, Enrique, perchè crede che faccia parte del nucleo di terroristi. Il tutto è avvenuto vicino al cavalcavia dove si sta dirigendo l'autoabulanza col Presidente a bordo, e nella strada davanti a loro, la bambina del gelato vaga cercando la madre; la madre l'ha vista e corre disperata; il turista l'ha vista dal cavalcavia dove sta filmando il tutto e corre verso la bambina, salvandola dall'autoambulanza che per non investirla esce fuori strada: muore Veronica, mentre l'altro terrorista, Suarez, il capo del nucleo di fuoco, è ucciso da Barnes. Il presidente è salvato, e va via in elicottero.
In Tv si da la notizia falsa, che il Presidente è fuori pericolo dopo i due colpi di fucile, e che il terrista responsabile dell'accaduto è stato ucciso.
Film strabiliante.
Le otto schegge di specchio o di obiettivo si riuniscono tutte assieme nel finale, sotto il cavalcavia, laddove ognuna di esse ha un proprio posto e una propria funzione: Barnes converge lì inseguendo il suo collega che fa il doppio gioco, Kent Taylor; il suo collega che cerca di sfuggire all'inseguimento di Barnes vi sta convergendo perchè deve riunirsi agli altri componenti del nucleo di fuoco, Suarez e Veronica; Enrique, sappiamo che è arrivato lì perchè ha capito di essere stato ingannato da Veronica e Suarez; Javier, è in auto assieme a Kent e vi sta andando perchè Veronica, Suarez e Kent hanno rapito suo fratello, costringendolo a eliminare le guardie di sicurezza del servizio segreto che proteggono il Presidente, in cambio della vita del suo congiunto, che però è già morto, ucciso già da Suarez; poi, lì finiscono anche il turista, Howard Lewis e la bambina, che sta cercando la madre,in sostanza gli unici due elementi che hanno un ruolo solo esteriore ai fatti: il turista scopre il suo ruolo  quando salva la vita alla bambina, la bambina ha il suo ruolo perchè costringe l'autoambulanza che ha all'interno i due terroristi a capo dell'azione, Veronica e Suarez, e il Presidente Ashton, ad evitarla, andando a rovesciarsi. In sostanza, di tutti quanti i soggetti coinvolti, quello che ha l'importanza maggiore è proprio l'innocente, la bambina, perchè la sua presenza sconvolge i piani dei terroristi, in particolare di Veronica.
Il film non è solo altamente spettacolare e coinvolgente, e di azione adrenalinica, negli inseguimenti, ma ha anche una componente psicologica: è un thriller psicologico in questa sua caratteristica di fondo, di spiegare un certo fatto non con una testimonianza univoca, ma con diverse, che concorrono  in maniera propria, e in quanto complementare alle altre, a spiegare le varie prospettive del quadro d'insieme. In questo, cinematograficamente prende parecchio da Rashomon di Akira Kurosawa,  del 1950, vincitore di Leone d'Oro a Venezia e dell'Oscar per il miglior film straniero, che racconta la storia di un fatto di sangue visto dall'ottica di quattro testimoni. Ma anche , me lo si lasci dire, da romanzi dell'epoca d'oro del Giallo, come per es. Five Fragments di George Bell Dyer: uno stesso fatto, che visto secondo la prospettiva diversa di cinque testimoni, rivela diverse angolazioni e verità; oppure Case for Three Detectives di Leo Bruce, in cui si confrontano e raffrontano 3 diversi modi di vedere le cose: lo stesso fatto, con l’aggiunta o la mancata visione di determinati particolari, è passibile di tre distinti, separati e contrastanti giudizi, tre diverse ipotesi con magari altrettante diverse individuazioni dei responsabili. E' del resto lo stesso iter seguito in Gammal Ost di Ulf Durling.
Il film ha anche una sua seconda prospettiva : tutto ciò che si vede in TV dato per vero, non è detto che lo sia del tutto. 
Noi vediamo il Presidente degli Stati Uniti ferito in un attentato e solo attraverso l'analisi delle storie dei vari protagonisti possiamo capire come: a fianco del Presidente vi sia un sosia usato quando vi siano rischi per la vita del reale; i vari attentati non siano fatti centrali, ma solo dei depistaggi, delle occasioni per creare diversivi e accrescere la confusione; la stessa sicurezza del presidente che dovrebbe essere massima, viene annullata dall'infiltrazione di un terrorista nella struttura più interna della sicurezza, la guardia personale, mentre un soldato delle forze speciali addestrato per sconfiggere i terroristi, lo diventa anche lui per amore fraterno. Può essere anche che al doppio gioco di Kent Taylor abbiano guardato Paul Haggis, Neal Purvis e Robert Wade gli sceneggiatori di 007 - Quantum of Solace, quando hanno pensato al doppio gioco di Mitchell, guardia personale, nel MI5, di M, che protegge la fuga di Mr.White. Non so. 
Certo è però che il film paga molto al cinema d'azione spy di Bourne: gli inseguimenti nel traffico cittadino, ricordano moltissimo quelli di Jason Bourne nei vari films della serie, e del resto Thomas Barnes è un agente segreto come Jason Bourne, alle prese col proprio passato. Dal lato suo Pete Travis, il regista di Vantage Point, è britannico come Paul Greengrass, il regista di Bourne Supremacy e di Jason Bourne e da lui è stato scoperto, lavorando assieme ad un film per la TV sull'attentato di Omagh dell'IRA, premiato, che ha lanciato lo stesso Travis.

P. DE P. 









giovedì 11 aprile 2019

Blake Edwards : Il caso Carey (The Carey Treatment, 1972) - con J. Coburn, Jennifer O'Neill, Pat Hingle

Oggi parliamo di un film da cineteca, DI QUELLI CHE NON TRASMETTONO MAI, che magari avrebbero trasmesso solo di notte tarda, su Rai 3 ai tempi di Vieri Razzini. Un film che merita di essere citato, tanto più che fu candidato addirittura all'Edgar per la migliore sceneggiatura cinematografica: sto parlando di The Carey Treatment (Il Caso Carey, 1972), film firmato da Blake Edwards, che vedeva la partecipazione di James Coburn, Jennifer O' Neill e Pat Hingle.
Il film, pur avendo una trama eccellente, non sortì il successo cui Edwards aspirava, e fu solo l'ultimo dei bisticci che lo vide protagonista assieme agli Studios di Hollywood, nati all'epoca di Operazione Crepes Suzette, un film che sarebbe dovuta essere una commedia nera/spy, ma che invece diventò per l'invadenza degli Studios che puntavano ad attrarre anche il pubblico delle famiglie, un musical dai toni di Tutti insieme appassionatamente, sfruttando il ruolo da protagonista della moglie di Edwards, Julie Andrews. Il film, che fu un fiasco colossale al botteghino, contagiò anche i due film successivi, in cui si ebbero ancora forti attriti tra Edwards e gli studios di Hollywood: Wild Rovers, che originariamente doveva essere un dramma di oltre tre ore con le movenze di una tragedia greca (con Ryan O' Neil e William Holden), e che dopo un'arbitrario taglio di oltre mezzora di film, si risolse in una commedia vista e rivista; e appunto The Carey Treatment.  
Anche in questo caso si ebbero forti contrasti tra Edwards e gli Studios: il film sarebbe dovuto essere più lungo, più articolato, ed avere una trama più drammatica, visto che il tema di fondo del film sono gli aborti clandestini. Ma così sarebbe costato di più: più giornate di lavorazione, più soldi spese dalla distribuzione. Il risultato fu un crescente e continuo dissidio tra il regista e il produttore delegato dalla MGM, di cui fecero le spese i tecnici di produzione ed il cast, che addirittura volle offrire un party al regista sovvertendo quello che comunemente si fa: il regista che offre un party al cast e ai tecnici. Questo continuo dissidio esplose poi in un rimontaggio della pellicola, da cui fu tenuto fuori il regista, con danni morali ma anche materiali, in quanto il film pur essendo molto godibile sarebbe potuto essere altro: The whole experience was, in terms of filmmaking, extraordinarily destructive. The temper and tantrums from my producer, William Belasco, were such that he insulted me in front of the cast and crew and offered to bet me $1,000 that I'd never work in Hollywood again if I didn't do everything his and Aubrey's way. They told me that they didn't want quality, just a viewable film. The crew felt so bad about the way I was treated that they gave me a party - and usually it's the other way round. I know I've been guilty of excuses but my God what do you have to do to pay your dues? I made Wild Rovers for MGM and kept quiet when they recut it. But this time I couldn't take it. I played fair. They didn't.  La vendetta di Edwards si sostanziò in S.O.B. in cui mise in atto una violenta critica del mondo cinematografico, attingendo proprio dai fallimenti al botteghino di Wild Rovers e The Carey Treatment.
Il film tuttavia , derivato dal romanzo di Mìchael Crichton, A Case of Need, che nel 1969 aveva vinto l'Edgar, pur non ottenendo al botteghino il successo che si sarebbe aspettato Edwards, è un prodotto ben diverso da quelli che negli stessi anni giravano: forse il solo motivo in comune è l'uso di droga, per il quale motivo, The French Connection, di William Friedkin vinse anche l'Edgar per la migliore sceneggiatura cinematografica.
Aborti clandestini e droga sono l'anima del plot.
Peter Carey è un patologo, assunto da poco nella clinica del dottor Randall, un posto dove chi lavora viene ben pagato per i suoi servigi: lì conosce i suoi colleghi, e tra di essi stringe amicizia soprattutto con David Tao, un chirurgo che si è laureato anni prima con lui, e con la dietista Georgia Hightower, con cui comincia una relazione extraconiugale, complice la crisi matrimoniale che lei vive col marito. Un bel giorno la quindicenne Kareen Randall, la figlia del direttore dell'ospedale, viene ricoverata in gravi condizioni per un aborto finito male, e ben presato muore. Da alcune parole sussurrate dalla figlia in stato di shock alla matrigna, la polizia formalmente accusa di omicidio colposo Tao, perchè si sa che pratica aborti clandestini (anche se lui a differenza di altri suoi colleghi non si fa pagare). Il chirurgo si proclama innocente, e Carey si convince della sua innocenza. Investigando in luogo della polizia, che crede di avere agià il responsabile, ben presto mette alla luce un covo di vipere: la matrigna non aveva un buon rapporto con la figliastra, ma non gliene frega nulla che innocente paghi al posto di altri; il direttore dell'ospedale e padre della ragazza, J. D. Randall, vuole credere che il responsabile sia Tao, forse anche perchè non vuole pensare alla possibilità che possa essere suo fratello, Joshua Randall, anche lui chirurgo, però molto conosciuto a Boston per aver operato di aborto molte signore della buona società facendosi pagare profumatamente; il capitano Pearson, non vuole a sua volta rischiare nulla per mettersi nei guai con i Randall che fanno parte della società più acclamata di Boston; e il chirurgo anatomopatologo Jenkins, che esegue l'autopsia della quindicenne, siccome sa di avere una patata bollente per le mani, fa di tutto per non mettersi in contrasto con Randall . E così Carey deve improvvisarsi detective, e raccogliere magari prove, utilili a far scagionare il suo collega. Così ben presto, scopre un giro di droga, che gira attorno all'accompagnatore della vittima, Roger Hudson, un massaggiatore che opera in uno squallido centro massaggi, da cui Carey vede uscire, abilmente truccata e mascherata, una infermiere dell'ospedale in cui lavora, Angela Holder. Carey si convince della colpevolezza del tipo, che a sua volta cerca di ucciderlo. In un drammatico crescendo, Carey otterrà la confessione del vero assassino, una donna, mentre Hudson, dopo aver tentato di uccidere la Holder, e aver ucciso un'altra innocente infermiera, averne ferito un'altra, cercherà di uccidere Carey, venendo a sua volta ucciso dalla polizia.
Il film si conclude con Carey e Georgia che vanno a vivere assieme.
Mentre la prima parte del film scorre bene, nella seconda affiorano numerosi i montaggi raffazzonati effettuati dalla produzione senza l'avvallo della regia: quelli che ne risentono sono i dialoghi nell'ultima parte del film, quella che sovrintende all'individuazione dell'assassino e del suo complice, che avviene non proprio con una solida azione di detective, quanto piuttosto per intervento dello Spirito Santo, che suggerisce a Carey una interpretazione piuttosto che un'altra: innanzitutto come la droga possa girare attorno a Roger, e che c'entri la cosa con la morte della ragazza. E perchè in sostanza egli prenda la decisione improvvisa di uccidere Carey. Si vede che manca qualcosa. E poi non si capisce come Carey possa sospettare dell'infermiera: anche qui si nota come un bug nel montaggio! Ma messe le due cose assieme, poi si capisce il resto. 
E il film da una drammatica denuncia della società americana, si trasforma in una commedia di costume, carina, e tutto sommato, prevedibile.
Da notare tra i tanti attori.. che Tao è impersonato da un notissimo attore cino-americano, James Hong, l'indimenticabile Lo Pan di Big Trouble in Little China; Jenkins dall'altrettanto indimenticabile John Hillerman (Magnum P.I. e Ellery Queen, almeno); il Capitano Pearson dal celeberrimo caratterista Pat Hingle (decine di western e polizieschi e commedie, tra cui alcuni Batman, in cui aveva sempre la parter o del giudice o del poliziotto): mi ricordo la sua interpretzioen del giudice incorruttibile nel western  Hang 'Em High, di Ted Post, in cui recitava a fianco di Clint Eastwood.
Grande prova di James Coburn, un grande del cinema americano! L'attore prediletto del grande Sam Peckinpah! Lo si vede nelle scene d'azione, di grande impatto visivo e spettacolari! Per es. quella in cui costringe la compagna di college della vittima, a rivelare il nome del nuovo accompagnatore della figlia di Randall, dopo una folle corsa in auto; oppure la scena nel locale dei massaggi, che mi ha ricordato una simile in un film dello 007 di Sean Connery (Thunderball): del resto anche Coburn aveva interpretato la parte dell'agente segreto Flint in due films negli anni sessanta.

P. DE P.